“Quali sono le iniziative messe in atto da Regione Lombardia per affrontare la crisi del mercato lattiero-caseario?”
Da subito sono stati convocati gli attori della filiera con l’obiettivo di affrontare i problemi del settore, raccogliere istanze e condividere proposte costruttive da sottoporre a livello regionale e nazionale in questa fase di emergenza.
L’approfondimento sul tema con la prima parte dell’intervista rilasciata da Fabio Rolfi, assessore all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi Verdi di Regione Lombardia.

Emergenza Coronavirus: Coldiretti risponde PARTE 2

Apr 23, 2020

Cosa chiedete al mondo della trasformazione?

Nell’attuale frangente di difficoltà, è fondamentale garantire stabilità lungo tutta la filiera, così da bloccare ogni tentativo di speculazione a danno dei consumatori e degli agricoltori. Stiamo facendo tutto il possibile per garantire la tenuta del livello di prezzo del latte facendo appello alla Gdo affinché, con senso di responsabilità, scelga prodotti italiani.

A riguardo avete dato vita a qualche iniziativa specifica?

Abbiamo avviato le adesioni alla mobilitazione #MangioItaliano, per invitare alla responsabilità e a sostenere la produzione nazionale, privilegiando negli approvvigionamenti delle industrie e della distribuzione commerciale il Made in Italy.
Più nello specifico, abbiamo ad esempio domandato alla filiera suinicola di bloccare le importazioni di carne suina e soprattutto di cosce: solo l’anno scorso l’import è stato di 56 miIioni di pezzi. L’invito pressante che rivolgiamo alla distribuzione italiana è di scegliere esclusivamente prodotto proveniente dalle industrie della salumeria che garantiscono l’utilizzo di carni suine italiane. In questa direzione, è continuo anche il nostro pressing e lavoro per ottenere l’obbligo di indicare l’origine della carne utilizzate anche per salumi e prosciutti.
Gli stessi appelli, poi, li rivolgiamo alla Gdo e ai consumatori italiani rispetto al consumo di sola carne di agnello italiana.

Come deve intervenire, a vostro avviso, il mondo politico per sostenere il mercato?

Alle istituzioni (Ismea ed Agea) abbiamo domandato di aprire tutti i canali possibili per smaltire le produzioni: a iniziare dal ritiro per la distribuzione agli indigenti. Con il Mipaaf, poi, abbiamo elaborato un piano integrato per affrontare questa emergenza, in aggiunta a una campagna di promozione che, nelle prossime settimane, andrà a coinvolgere anche i mercati esteri, tenuto conto che l’agroalimentare è centrale per la nostra economia.
Stiamo, inoltre, lavorando con il governo perché si trovino gli strumenti atti a rifondere gli eventuali danni causati dalla situazione di emergenza, una volta usciti dalla crisi in corso. A riguardo, abbiamo spinto affinché, anche nel Dpcm, venissero garantite le attività agricole, zootecniche e di tutte le filiere ad esse collegate. Infine, abbiamo chiesto di rendere pubblici gli elenchi dei caseifici che importano latte e cagliate dall’estero e vogliono abbassare le quotazioni di quello italiano.

Altre misure che vi hanno visto direttamente coinvolti?

Come accennato prima, abbiamo richiesto ed ottenuto l’aumento del fondo per l’aiuto agli indigenti, così da rispondere alle necessità dei più bisognosi e fornire al contempo un primo sostegno all’allevamento italiano. Questo intervento da 50 milioni di euro, fortemente voluto da Coldiretti sin dall’inizio della crisi e recepito dal Governo all’interno del decreto “Cura Italia”, riguarda i settori più colpiti dall’attuale emergenza: latte, carne bovina, ovina e suina. Per tutti comparti coinvolti, abbiamo domandato che venga garantita l’italianità del prodotto agricolo made in Italy al 100%, come sostenuto dalla campagna #MangioItaliano.
Inoltre, noi di Coldiretti abbiamo richiesto che vengano escluse dalla partecipazione ai bandi le industrie che, compromettendo il lavoro della maggioranza degli operatori della filiera, hanno assunto comportamenti speculativi sottopagando i prodotti ad agricoltori e allevatori.

Ma, a vostro avviso, è possibile promuovere un patto straordinario di filiera, tra allevatori, produttori e distributori, per far fronte a questo difficile momento e a quelli che seguiranno?

Come Coldiretti, ci siamo mossi settore per settore. Per il latte bufalino, ad esempio, la nostra azione si è indirizzata alla ricerca di un sostegno pubblico nazionale. Sono stati stanziati 2 milioni di euro a favore del segmento nell’ambito del Fondo per la Competitività delle filiere istituito con Decreto dal Governo per attenuare le perdite del comparto agricolo a causa del Corona virus. Alle imprese di trasformazione del settoreè riconosciuto un aiuto pari a 10 centesimi di euro per ogni litro di latte di bufala fresco comprato senza disdette o sconti sul prezzo – ovvero acquistato alle condizioni di mercato o contrattuali presenti prima del 1° marzo 2020 – che sia successivamente congelato ed utilizzato per la produzione di Dop.
Ma il nostro impegno non si è limitato a questo. In aggiunta agli appelli fatti alla Gdo e ai nostri concittadini di consumare solo carne di agnello italiana, ci siamo spesi per ricercare opportune risorse economiche da destinare ai nostri pastori. Nella ripartizione delle risorse destinate agli indigenti sono previsti 2 milioni per la carne di agnello, mentre sono stati previsti per il settore ovicaprino altri 7,5 milioni delle risorse destinate alle filiere nel fondo per la Competitività. In aggiunta, Agea ha aperto un bando da 14 milioni per l’acquisto di formaggio pecorino sempre da destinare alle persone indigenti.
Infine, sono stati stanziati 200mila euro per il funzionamento, dove attive, delle Commissioni uniche nazionali (Cun), con l’obiettivo di favorire la formazione del prezzo indicativo nei settori dei maiali, dei conigli e dei polli. Occorre, infatti, monitorare attentamente i mercati e attivare eventuali interventi straordinari di ammasso privato: a riguardo, ci siamo già mossi attraverso i nostri uffici di Coldiretti a Bruxelles.

Emergenza Coronavirus: Coldiretti risponde PARTE 1

Apr 21, 2020

Coronavirus: cosa state suggerendo di fare ai vostri soci allevatori in questo momento di grande difficoltà per tutto il comparto?

In questa fase di emergenza sanitaria dovuta al Covid-19, si registrano forti criticità per il comparto zootecnico collegate alle mancate vendite di prodotto. Le produzioni maggiormente colpite sono quelle di latte vaccino, mozzarella di bufala campana, carne di vacche da latte con più di quattro anni e agnelli: quelle destinate, innanzitutto, ai canali della ristorazione, attualmente chiusi, ma che subiscono anche gli effetti di un rallentamento dell’export.
Nel settore lattiero caseario, in aggiunta agli interventi presso istituzioni (Ismea, Mipaaf e Agea), Gdo e industria di trasformazione, per garantire la tenuta dei prezzi del latte come Coldiretti abbiamo ritenuto importante sensibilizzare anche i nostri soci allevatori. Domandiamo loro comportamenti virtuosi, tali da permettere di continuare a produrre, però evitando d’immettere sul mercato prodotto in eccesso in questa fase contingente e provvisoria.
Abbiamo, poi, suggerito una serie di misure utili a contenere, senza impatti negativi, la capacità produttiva delle stalle nel rispetto, come sempre, del benessere degli animali.
Inoltre, stiamo chiedendo agli allevatori di riservare la massima attenzione ai propri salariati, garantendo elevati standard di sicurezza e attuando ogni precauzione per evitare il diffondersi dei contagi.

Avete messo in campo strumenti dedicati di monitoraggio rispetto all’andamento del mercato?

Abbiamo attivato una casella di posta dedicata (sos.speculatoricoronavirus@coldiretti.it) per monitorare gli attacchi speculativi: raccogliamo informazioni e segnalazioni, sulla base delle quali agire poi a livello giudiziario nel caso non venissero fornite adeguate motivazioni.

Quali le pratiche maggiormente denunciate in questo frangente?

Tra le speculazioni in atto, si sono registrate richieste di riduzione del conferimento giustificate con la diminuzione dell’attività collegata al canale Horeca, che rappresenta il 36% dei consumi alimentari in Italia. Medesimo discorso vale per il prezzo del latte pagato agli allevatori: è in atto un fenomeno speculativo che non trova giustificazione a fronte di un prodotto deperibile che è alla base della dieta mediterranea e la cui produzione non può arrestarsi. Come Coldiretti, siamo in costante contatto con le nostre imprese per trovare soluzioni alternative alla collocazione di produzioni in eccesso: in particolare, per coloro i quali hanno ricevuto rifiuti nel conferimento dagli abituali caseifici.

Quale il settore dove la situazione è più critica?

Il settore più colpito da questa emergenza è stato certamente quello del latte bufalino, che notoriamente è trasformato in mozzarelle, per la gran parte vendute all’interno dell’ambito della ristorazione. Per questo prodotto, che altrimenti sarebbe stato lasciato a terra dai caseifici, si è scelta per lo più la via della congelazione: una decisione che ha condotto finanche a una modifica temporanea al disciplinare di produzione della Mozzarella di latte di Bufala Campana. È stato così possibile stoccare il latte nelle celle di congelamento, materia prima che potrà poi essere riutilizzata al momento della riapertura del mercato Horeca. E ai caseifici che hanno domandato una corresponsabilità nei costi di congelamento è stato chiesto di aspettare la fine dell’emergenza e, per ora, di pagare il prezzo pieno.

Quali gli altri segmenti in difficoltà?

Per quanto riguarda il settore ovino, la situazione pandemica ha avuto gravi ripercussioni sulla filiera dell’agnello da latte. I commercianti e i macellatori spiegano questa criticità col comportamento dei consumatori a privilegiare l’acquisto di prodotti di prima necessità a lunga scadenza o congelati, scartando nelle loro scelte la carne ovina. Il problema più urgente riguarda la prossima collocazione degli agnelli normalmente consumati durante le feste pasquali. E il nostro impegno è rivolto alla ricerca di risorse da destinare al settore, fondamentali in un momento difficile per l’allevamento, ambito che sta registrando molte perdite.

Lo stesso discorso è da fare per la carne da vacche da latte con più di 4 anni: le chiusure nel canale della ristorazione hanno inevitabilmente compromesso la trasformazione da riforma in hamburger da destinare alle catene di fast food. Anche in questa situazione, è importante il nostro impegno nel reperire risorse per il settore.

Iniziative della Regione Lombardia per la crisi del settore lattiero-caseario – PARTE 4

Apr 18, 2020
“Qual è il ruolo dei Consorzi di Tutela alla luce dell’emergenza Coronavirus?”
La quarta e ultima parte dell’intervista con Fabio Rolfi, assessore all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi Verdi di Regione Lombardia risponde a questa domanda sottolineando l’importanza fondamentale dei Consorzi di Tutela, anelli di congiunzione tra i vari soggetti della filiera.